Note di Riccardo Mantelli

Contributo di Riccardo Mantelli (riki@c-dreams.com)

Nella prima fase di WBNR, ci si e’ chiesti come indagare lo spazio, come creare flussi di dati, facendo emergere linee, geografie di bit da campionare per una successiva elaborazione.
La risposta e’ venuta alla luce, proprio riflettendo sul codice e sui flussi di dati provenienti dai rispettivi “scape” (paesaggi, spazi, dimensioni). Il processo di creazione, analisi, campionamento, comporta un passaggio obbligato, quello della conversione e della normalizzazione dei flussi di dati per il successivo trattamento.

(dal mio taccuino)
Nella prima fase di WBNR, e’ stato chiesto ai danzatori di tracciare, di indagare lo spazio facendo emergere delle linee che rappresentino il cityscape, il macro spazio. Naturalmente l’approccio da parte dei danzatori mi ha accecato, e’ stato come un lampo. Non ho mai avuto esperienze dirette nella danza sperimentale, nella coreografia, ed il mio rapporto con il corpo (sia mio che altrui) e’ da sempre nella nebbia, nascosto, poco presente. Questi corpi che disegnano lo spazio, che si muovono decisi, lentamente oppure a scatti, sembrano conoscere gia’ cio’ che devono rappresentare. L’energia che sprigionano sembra avere origine all’esterno, sembra appartenere ad un essere altro. Uno schizzo di adrenalina mi porta velocissimo dentro una spirale, che mi coinvolge, mi cattura. Non avevo mai pensato al corpo coinvolto in un processo creativo orientato a rappresentare l’errore. Quale strada seguire?
Sicuramente i danzatori coinvolti sono molto differenti tra loro con esperienze, storie e vite lontane tra loro. Tutto questo sara’ sicuramente importate e portera’ molto al progetto. Sono bastati pochi sforzi per coinvolgerli in un’analisi dello spazio e nella ricerca dei flussi.

 

A questo punto, ci si e’ soffermati sullo spazio, sull’osservazione dei gesti e dei movimenti, delle traiettorie e dei flussi. La creazione di un sistema di motion capture (mo.cap module) in processing, ci ha aiutati a mappare lo spazio, a sentirne i profumi, ad analizzare i dati (ancora grezzi).
Inizialmente la videocamera utilizzata, ci restituiva immagini in prospettiva, questo e’ stato utile per calibrare e migliorare gli algoritmi di cattura dei dati. I dati sono stati piu’ volte osservati. Essi fin dall’inizio mi hanno portato alla mente il flusso di dati generati dal moto di brown che avevo gia’ preso in considerazione nella fase di ricerca in Italia.

(sempre dal taccuino…) Sono emerse le qualita’ dei singoli danzatori, chi eccelle nell’improvvisazione, chi nell’elaborazione, chi nell’esecuzione.
Per ora i danzatori non sono coscienti di quello che li attende. Vivono ancora uno spazio nuovo, vergine. Si e’ gia’ parlato di machine scape, ma nessuno si rende conto di quello che succedera’ nei prossimi giorni.
E’ stato introdotto ai danzatori il VCCT (Vedic Choreographical Cube Tool) uno strumento per sperimentare le possibili interazioni tra le diverse articolazioni. Le diverse articolazioni sono inscritte in un cubo (Alessandro e’ arrivato a questo nelle sue ricerche in India, nei suoi studi sulla matematica vedica). Il cubo quindi offre diverse possibili relazioni tra i suoi vertici (ai quali corrispondono le articolazioni del corpo) mediante i segmenti del cubo. Anche le superfici del cubo rimandano alle superfici del nostro corpo (pelle, ossa etc.)

Dopo un’attenta analisi dei flussi, il moto di brown sembra essere la nostra chiave di accesso al machinescape. Esso ci guidera’ all’interno dei processi, dei flussi di dati.

La sua natura e’ strettamente legata con la casualita’, in effetti la sua simulazione al calcolatore e’ una successione di numeri random in un range ristretto di generazione. Questo range rappresenta in pratica la densita’ del fluido nella quale il brownian motion prende forma. (vedi wikipedia: Moto Browniano)

Per poter mettere in relazione i flussi di dati, si e’ presa in considerazione la campionatura dei dati dall’alto.

 

(… dal taccuino) Alessandro continua a lavorare con i danzatori sul VCCT, utilizza delle palline di pongo colorate e bastoncini di legno per dare le istruzioni ai danzatori. Vedo i danzatori molto interessati e ben coinvolti. Trovo molto interessante il materiale che emerge da ogni singolo esercizio. Inizio a capire dove si vuole arrivare. Otto ore al giorno di esercizi, di pratica non saranno troppe?

 

Eccoci finalmente ai due flussi di dati puri. Essi possono essere confrontati e posso operare con operazioni matematiche su di essi. In una delle nostre derive, nate da un overflow nel flusso di dati nel nostro cervello, passeggiando per le strade di Londra abbiamo deciso come lavorare sul cityscape. I dati GPS, la georeferenziazione del moto di brown. Forse troppo perverso? Chi lo sa, e’ comunque geniale!

(…dal mio taccuino)
Il segnale. Il trattamento del segnale nella danza! Non avrei mai pensato a questo prima d’ora. Anche qui si manifestano dinamiche molto interessanti. Un corpo, le sue articolazioni, i suoi elementi ricevono stimoli dalle terminazioni nervose (di conseguenza dal cervello). Cosa succede se a questo segnale vengono applicati filtri e funzioni? E’ ovvio che il filtro e’ una componente naturale proprio perche’ sotto il controllo ed il giudizio di ogni danzatore. Resta il fatto che crea un forte impatto sulla scena e crea una condizione mentale particolare nel danzatore. Questo credo sia perfetto per ospitare quello che verra’, non so ancora cosa ma…
Al danzatore in questo modo viene imposta una costrizione, inizia a perdere la possibilita’ di esprimersi istintivamente e liberamente.

Come interfacciarsi con i danzatori? Iniziamo un lungo lavoro sul CPU (Choreographical Plot Unit). La sua funzione e’ la comunicazione delle coordinate e delle funzioni precedentemente elaborate sull’analisi dei flussi di dati relativi al brownian motion e al mo.cap module.

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