Note di Alessandro Carboni

Appunti Coreografici di Alessandro Carboni.

E’ possibile creare “un assenza” azzerando il flusso?

1. Durante il primo periodo di residenza a Londra, abbiamo navigato e negoziato la condizione di “assenza”, definendo il concetto di spazio. Ci siamo allontanati dal centro, dalla cinesfera del corpo per esplorare altri livelli spaziali, altre dimensioni, altri luoghi apparantemente lontani dalla danza e dalla coreografia. Abbiamo preso le distanze da quel corpo, da quello spazio misurato, rigido determinato per arrivare ad una idea di luogo flessibile, dinamico, in continua ridefinizione e trasformazione. In questo periodo di lavoro sono importanti gli studi di Otto Frei sulla “forma”, in cui si determina lo spazio attraverso come luogo si auto-generano “agenti” come forze di trasformazione. Considerando questa definizione, ho cercato di analizzare i gradi di trasformazione e gli input interni-esterni come degli “agenti”. Essi garantiscono una autonomia, flessibilità e grado di libertà. Questa libertà diventa necessaria se limitata ad un grado regolato dalla struttura stessa del nostro sistema. Ci siamo interessati soprattutto a questo fenomeno procedendo per analisi, lettura di dati. La codificazione analitica dei dati dello spazio come flusso, agente che crea un moto nello spazio. I flussi nello spazio è come il sangue che scorre nelle vene di un corpo.
Se lo spazio esiste soltanto attraverso la presenza di flussi, lo spazio senza dati non esiste. Il pieno è l vuoto sono determinati dalla piu o meno presenza del flusso. E’ possibile escludendere il flusso. Il vuoto è uno spazio senza flussi. L’addensamento è creato da i flussi. E’ possibile annullare lo spazio interrompendo il flusso attraverso l’alternanza. Lo spazio come luogo di coincidenza in cui attraverso l’opposizione pieno-vuoto si determina la trasformazione.

2. Per poter creare l’interpolazione tra i livelli è necessario creare un sistema. Esso, lavorando su un codice comune, permette di trasporre dati, organizzare, interpolare gli “scape” e i loro flussi. Se livelli spaziali sono paralleli, il sistema è verticale, trapassa uno ad uno i livelli spaziali. Questa bucatura permette ai dati di confluire, sporcarsi e trovare un’unica codificazione. Il sistema è come un complesso elaboratore di istruzioni per danzatori. notiamo come in effetti risultato non è affatto rigido. Infatti ogni agente, flusso, individualmente autonomo all’interno dello scape, in questa fase coopera insieme per creare delle configurazioni collettive piu forti. Cio che emerge è una complessa o morbida rigidità, che è molto differente dalla rigidità dall’alto verso il basso, determinata dai piani palalleli spaziali congelati, separati. Questa modalità di trasmigrazione di dati su diversi piani spaziali crea una instabilità, un ordine vago, uno stato di fragilità, su cui è possibile far emergere lo scarto, il glicht del sistema. Benchè questo vago ordine-disordine, regolati dalle deficenze strutturali delle singolarità, l’errore è considerato come un risultato ben preciso, un elemento non casuale ma di variazione, in cui la sua visibilità non per niente affatto omessa. La vera potenza del sistema non si trova nella sua determinazione attraverso un processo di addizione o osttrazione, ma di moltiplicazione “ nel senso classico della teoria iniziale dei sistemi , che afferema che il tutto è sempre piu grande della somma delle relative parti”. Quindi la forza si annida nella sua potenziale espansione attraverso la moltiplicazione sia dei diversi parametri che compongono ogni singolo agente contenuto nei singoli scape, sia nella modalità del sistema di deformarsi e trovare forma. Il grado di libertà di trasformazione del sistema stesso è come un movimento estensivo entro un struttura interna, diventando cambi intensivi e qualitativi di quella struttura.

3. Il metodo permette la trasmigrazione di dati, la costruzione di un codice. un linguaggio di interazione tra i vari scapes. Il codice diventa il valore, la mappa, il numero, il dato, l’istruzione. Il fenomeno del glitch, il malfunzionamento, l’imperfezione dell’esecuzione dell’istruzione che avviene durante la trasmissione di dati da una sorgente all’altra. Uno studio sull’errore e sul suo potere di trasformazione, che nella macchina è considerato un malfunzionamento meccanico, elettrico ecc, che crea la corruzione o deformazione di dati nel danzatore come una deficienza neurale, un “glitch-mnemonico”. La continua “caduta” percettiva del danzatore crea il fenomeno del glitch-mnemonico. In questi attimi di assenza il danzatore riscrive, il movimento attraverso una procedura caotica, irrazionale. Questo primo approccio “alike” ci permette di considerare l’errore come elemento creativo nell’organizzare della composizione coreografica nello spazio.

4. Ad un primo livello di studio ci siamo concentrati sulla elaborazione di una griglia invisibile comune per iil software e il danzatore. La griglia, come avevo già rappresentato nei CPU è importante per stabilire le esatte coordinate spaziali e funzioni per il movimento del nello spazio. Il semplice movimento di una camminata negli scape è una traccia, confine di un territorio. Questo segno viene rilevato analizzato e ritradotto in codice è possibile creare una stringa di dati convertibili in immagini-valori. Ad un secondo livello, i valori registrati vengono rielaborati attraverso un glicht spaziale. Il glicht rimescola il percorso del danzatore riformulando una nuova notazione-immagine e creando nuove istruzioni coreografiche. Nel terzo livello il danzatore esegue le istruzioni. Qui assistiamo ad un glicht-mnenomico in cui l’istruzione viene deformata da una processo di corruzione dell’istruzione. A questo punto si può ritornare al primo livello e rilevare nuovamente lo spazio e ridisegnando una seconda mappa su cui creare un glitch-spaziale e su cui nuovamente il danzatore puo ricorrompere e cosi via. La continua trasformazione della struttura coreografica, diventa una somma continua di Glicht generati dalla rilevazione e trasduzione dei dati nei vari livelli. Questo processo diventa senza via di ritorno. Questo può essere un piccolo esempio di sviluppo cui potremmo continuare a lavorare.

Altri appunti:
5. Scene-scape and Mo.Cap: Determinare uno spazio indeterminato. Utilizzare la presenza o l’assenza di corpo nello spazio un flusso. La presenza determina il flusso. La presenza determina l’esistenza. L’esistenza è determinata dalla produzione di dati. I dati determinano la presenza. Lo sapzio senza presenza non produce dati, il Mo.cap non registra nessuna presenza.
Analisi del territorio. Il movimento del corpo traccia lo spazio. Esplorazione di diverse modalità di mappatura cercando di usare questa come processo di analisi ma soprattutto di costruzione di una struttura. Un struttura temporanea, una mappa temporane che i corpi costruiscono durante il passaggio. La creazione di luoghi, memorie. Esplorare significa determinare, fissare costringre lo spazio. L’organizzazione del territorio. Come una citta in cui i passaggi sono obbligati. Mappare, definire, ri-definire e trasformare continuamente. Il moto del corpo nello spazio.
Generazione di sorgenti. La creazione della mappa avviene in un primo momento per andamento caotico simile al moto di brown, in un secondo momento per costrizione. Il moto, il flusso del corpo si stabilizza crea una mappa, una struttura obbligata.
E possibile relazionare la presenza del corpo considerando un doppio processo di auto generazione della mappa spaziale: Brownian Motion – Body Motion.
Il flusso alternato dei danzatori, due per volta nello spazio, che entrano ed escono dallo spazio creano delle memorie. Passaggi, punti forze nello spazio che diventano le memorie dei tracciati. Il flusso rilasciato dal moto del corpo nello spazio, prodotto organizzato ripetuto e fissato, diventa la “sorgente”.

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