Dai neuroni a specchio al glitch mnemonico

La ridefinizione del movimento attraverso esperimenti di “cadute percettive” per 4 danzatori.

 

di Alessandro Carboni.

 

Sono venuto alla conoscenza di alcune recenti scoperte neurologiche nel campo del movimento e dell’apprendimento grazie a Enrico Pitozzi. Poche settimane fa, (fine settembre 2007) abbiamo discusso profondamente intorno al concetto di corpo e percezione e della relazione memoria-errore, fenomeno in se amorfo incontrollabile e estremamente affascinante. In relazione ai temi di ricerca affrontati con il progetto WBRN, ho considerato la memoria come un entità fisica, uno spazio in continua trasformazione, fatto di materiali volatili, incandescenti, che bruciano, che cambiano stato velocemente, che non permettono di focalizzare nulla in un contorno preciso. A volte la memoria rifiuta di accumulare, non riesce leggere le informazioni che si stratificano. Abbiamo paragonato la memoria a un dispositivo di trascrizione dati, come un calcolatore che registra i dati su un nastro forato. Come si generano queste informazioni, cosa avviene nelle fasi del pre-movimento? Abbiamo parlato delle incredibili scoperte del neurologo italiano Giacomo Rizzolatti, in particolare dei “mirror neurons” I “neuroni a specchio”. I sorprendenti esperimenti condotti in questi anni hanno portato alla scoperta questo tipo di neuroni che hanno una duplice proprietà. Da una parte si attivano quando si compie una azione, ad esempio prende un oggetto; dall’altra si attivano in maniera simile quando la si vede un altro individuo, Un’azione fatta da un altro fa “risuonare” nell’interno di chi osserva l’azione i neuroni che si attiverebbero se lui stesso facesse quell’azione. Il sistema appare comprendere molteplici aree cerebrali, incluse le aree del linguaggio, ed intervenire, oltre che nella comprensione delle azioni, anche nella capacità di imitare. I nostri esperimenti di “processo” e trasmissione di “movement source” condotti recentemente a Londra, sembrano essere molto vicini a queste modalità meccanica del cervello. Infatti, abbiamo cercato di esplorare in modo piu dettagliato questo fenomeno, cercando di ridefinire il concetto di percezione del movimento diversificando le modalità di apprendimento, riconoscimento e riproduzione. Abbiamo sperimentato l’imitazione del movimento, utilizzando la funzione RT (Receive Transmission), precedentemente sperimentata per dinamiche di composizione coreografica, cambiando i tempi di osservazione e ripetizione del gesto. Attraverso questi studi, veri e propri possibili percorsi di lavoro, abbiamo esplorato la memoria del movimento, cercando di focalizzarci sullo “scarto” che si crea tra la sorgente, cioè tra colui che genera il movimento e chi cerca di riprodurlo. In questo passaggio si crea un glitch: un malfunzionamento mnemonico. Una caduta percettiva. Questa “perdita di segnale” dovuta ad una deficenza mnemonica di riproduzione del movimento, è comunemente definita come “errore”. I nostri esperimenti, si sono concentrati sul considerare questa “inabilità” come materia di ricerca. Il movimento generato, è corrotto. Cosa succede in questi attimi? Cosa impedisce al corpo di riprodurre esattamente lo stesso movimento, se i neuroni impiegati per la percezione del movimento sono gli stessi del generatore del movimento? Dove nasce l’errore? Da dove proviene? I nostri studi per ora hanno dato dei risultati sorprendenti. Infatti, se il “movement source” è considerato come puro segnale generato, l’informazione trasmessa e  ricevuta, essi vengono immagazzinati nella memoria in differenti “depositi” da cui vengono richiamati. La “memoria sensitiva” trattiene per pochi attimi le informazioni che provengono dagli organi di senso, scartandone il 75%. Del rimanente 25% solo meno dell’ 1% viene selezionato nell’area del linguaggio e immagazzinato nella “memoria primaria”, (memoria a breve termine), il deposito più limitato dell’encefalo. L’encefalo è in grado di astrarre impressioni figurate, verbalizzare quanto appreso e associarlo con informazioni precedenti. Maggiori sono le possibili associazioni e più è facile che quanto appreso sia ricordato per tempi più lunghi. Le informazioni sono trattenute nella memoria primaria per un periodo variabile tra pochi secondi e alcuni minuti. Si è constatato che se parti dell’encefalo vengono distrutte per esempio da un ictus, non vengono cancellate informazioni specifiche memorizzate. Non esistono cioè delle zone dove vengono memorizzati singoli dati, come in un disco fisso di un computer. Ogni informazione è ripartita attraverso un interno complesso castello di cellule. Se si richiama alla memoria un dato è sufficiente presentare una piccola parte del modello (una associazione) e l’intero modello viene ricostruito. Se diverse associazioni vengono usate per modelli simili si possono creare confusioni. L’encefalo, in conclusione, non memorizza i dati come fossero una fotografia, ma attraverso associazioni, con un procedimento simile all’ologramma, ed è possibile, anche quando non tutti i dati vengono richiamati, ottenere comunque un’immagine intera, anche se sfocata. Questo ci aiuta a individuare le caratteristiche somatiche del processo mnemonico. Ma andiamo avanti. Ci sono due meccanismi di immagazzinamento delle informazioni, uno per la memoria a breve termine (MBT) e uno per la memoria a lungo termine (MLT). Nelle MBT si verifica un rapido deterioramento delle informazioni, mentre la MLT conserva le informazioni in modo sostanzialmente stabile. L’informazione che arriva alla MBT, se non è oggetto di attenzione, comincia subito a cancellarsi anche se, mediante una ripetizione, può essere restaurata. La capacità della MBT è quindi limitata: se un informazione non viene ripetuta con sufficiente frequenza, scompare. Il complesso dei dati presenti in ogni istante nella memoria a breve termine viene detto “cuscinetto di ripetizione”. L’informazione viene conservata nel “cuscinetto” finché non è trasferita nella MLT o finché non è rimpiazzata da una nuova. La MLT si considera essere virtualmente illimitata, ma la riattivazione di un’informazione può essere impedita dall’incompletezza delle associazioni necessarie alla sua identificazione. La rievocazione immediata di un’informazione può mancare perché non è stata trasmessa alla MLT. La rievocazione di un’informazione della MLT può mancare perché non ci sono sufficienti legami per metterli a fuoco. Questo è il fenomeno che normalmente assistiamo quando ci dimentichiamo di qualcuno o di qualcosa. [continua-modifica]

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